La tavola proviene dall’archivio parrocchiale di Romano di Lombardia, luogo in cui giunse da Martinengo, sottratta all’incameramento a Brera. La collocazione originaria risale infatti all’Incoronata dei Minori Osservanti, edificio che ospitava una pala con l’Assunzione di Maria dello stesso Alvise Vivarini. Quest’ultimo dipinto, assieme a due perdute mezze figure di Sante, venne trasferito a Brera nel 1811, a seguito della soppressione del convento francescano. Il Cristo morto nel sepolcro tra due angeli costituiva la cimasa del polittico.
Il complesso dell’Incoronata venne edificato a partire dal 1473, dietro impulso di Bartolomeo Colleoni. Il condottiero, dettando le ultime volontà, lasciò una cospicua somma in denaro al convento, al fine di dotarlo di paramenti, di oggetti liturgici e di opere che ne avrebbero aumentato lo splendore. È stato ipotizzato che il polittico sia il frutto di una diretta commissione colleonesca, portata a termine prima della sua morte, avvenuta nel 1475, oppure promossa, immediatamente dopo, dagli esecutori testamentari.
Accostando i due elementi del complesso noti, ovvero l’Assunzione di Maria di Brera e il nostro Cristo morto nel sepolcro tra due angeli, emerge un’interessante convergenza di significati. L’episodio mariano narrato da Jacopo da Varagine è ambientato nella valle di Giosafat, fuori Gerusalemme. Vivarini sembra attenersi a questo modello letterario anche quando rappresenta il momento culminante dell’Assunzione che si sarebbe verificato, sempre secondo l’interpretazione del da Varagine, tre giorni dopo la sua morte, con evidente parallelismo alla morte di Cristo raffigurata nella tavola della cimasa. Questa scoperta insistenza sui temi della morte e della resurrezione va letta, molto probabilmente, in diretto rapporto con la scomparsa di Bartolomeo Colleoni, generoso mecenate dei Minori Osservanti di Martinengo.