La scultura, proveniente dalla chiesa del Mediglio di Botta di Sedrina, si collega ad un gruppo di opere con caratteristiche di stile comuni, di produzione “seriale”, realizzate in Inghilterra tra il XIV e la fine del XV secolo. Si tratta di bassorilievi in alabastro largamente diffusi in tutta Europa, dalla Spagna alla Francia all’Italia, noti attraverso esemplari tipologicamente diversificati nell’opera singola e nel polittico, episodicamente arricchiti con dorature e colori smaglianti. Finora non è stato possibile mettere in luce il preciso episodio di committenza legato alla particolare rappresentazione della Madonna con il Bambino inserita nell’albero di Jesse che appare in questo manufatto, che rappresenta per il territorio bergamasco un caso singolare ma non isolato.
Appartiene infatti alla serie di sculture di produzione inglese anche il rilievo in alabastro raffigurante l’Adorazione dei Magi, murato presso un altare della chiesa di Santa Maria Assunta a Endenna, sempre in Val Brembana. Il nostro bassorilievo illustra la figura di Jesse, addormentato e coricato alla base della composizione, da cui
nasce e si sviluppa un tronco d’albero in cui sono inseriti, ai lati, figure di Profeti e, al centro, la Madonna con il Bambino. La Vergine è raffigurata come una regina, con uno scettro in mano e una corona sul capo. Ai suoi piedi è posto il figlio di Jesse, re Davide, rappresentato con la cetra. I Profeti ai lati sono arricchiti dai cartigli che in origine recavano delle iscrizioni, rendendoli così riconoscibili. Ora risulta identificabile solo la figura di Mosè (il secondo sulla destra dal basso), con le tavole della legge e le corna di luce sul capo.
L’articolata iconografia dell’albero di Jesse discende dalla profezia di Isaia secondo la quale il Messia sarebbe scaturito in seno alla famiglia di Jesse: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse” (Isaia 11, 1-3). Per gli esegeti, l’assonanza del termine virga (virgulto) contenuto nella profezia e quello di virgo (vergine) bastavano a dare al passo il carattere di una prefigurazione. Da qui l’interpretazione in forma di albero genealogico riflessa in molte opere d’arte, dal Medioevo al Rinascimento.